in viaggio con carismino

Didattica, Giochi e Attivita' di supporto per catechisti e animatori

 

GESU' SAPEVA CUCINARE?
Il frequente utilizzo che Gesù fa nel Vangelo di immagini legate al cibo o al cucinare ha aperto l'affascinante ipotesi di un "Gesù cuoco". 
Così scrive il teologo Giovanni Cesare Pagazzi ne La cucina del Risorto (Emi, 2014): «Gesù non solo gode della convivialità della tavola e nutre gli affamati, ma si mostra pure intenditore del processo di produzione e approvvigionamento delle materie prime degli alimenti: il frumento da seminare e raccogliere (Matteo 13,3-9; 24-30), i pesci da pescare e scegliere (Matteo 13,47-50), un ortaggio adatto per i condimenti (Matteo 13,31-32), il sale per insaporire (Matteo 5,13)… I Vangeli regalano un altro tratto poco conosciuto di Gesù: con buona probabilità sapeva cucinare!».

CIBO E SPIRITUALITA'

«Prima di tutto noi siamo corpo –  risponde padre Jean-Paul Hernandez, gesuita, cappellano universitario alla Sapienza di Roma e animatore del gruppo “Cibo e spiritualità”, di Bologna –, un corpo con la capacità di relazionarsi, ed è attraverso il corpo che si fa esperienza di Dio. Ma il corpo ha bisogno di nutrirsi per vivere. Anzi, potremmo dire che il mangiare è una storia del corpo. Ecco perché il cibo è così strettamente connesso con la spiritualità. Quando mangiamo, noi mostriamo che continuamente riceviamo la vita da qualcosa di esterno che immettiamo in noi. Attraverso il cibo noi giungiamo a celebrare il nostro limite, riconosciamo di non essere autosufficienti, onnipotenti. Ma, al contempo, diciamo che il limite è una cosa positiva, perché è ciò che rende possibile la relazione con gli altri. Mangiare, insomma, richiama l’opera di Dio che continuamente ci nutre, ci dà la vita».

«Non dimentichiamo che il rapporto con il cibo è prima di tutto relazione con chi ha preparato da mangiare – puntualizza padre Hernandez –... La mamma che fa da mangiare per i suoi figli mette sul piatto non soltanto una materia organica, ma una mattinata della sua vita: ha pensato che cosa avrebbe fatto loro piacere, ma anche che cosa avrebbe fatto loro del bene; è andata a fare la spesa; ha cucinato. Quella madre ha offerto il suo tempo come cibo per i figli.  Ecco allora che quando noi mangiamo il tempo di colui o di colei che ci ha preparato da mangiare, siamo già molto vicini alle parole di Gesù: “Questo è il mio corpo e questo il mio sangue”. 

Condividere insieme il cibo ci rende dunque parte dello stesso corpo o dello stesso destino. Mangiando insieme ci si fa compagni, parola che deriva proprio da cum panis, cioè persone che dividono lo stesso pane.

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